Devozione al Sacro Capo e Magistero Pontificio
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Sacro Capo e Magistero



 

Devozione al Sacro Capo e Magistero Pontificio

 
 

Esiste una sorprendente similitudine tra gli scritti di Teresa Higginson e gli insegnamenti dei papi di questi ultimi due secoli ...

Dall'enciclica "Singulari Quadam" - Pio IX:

Vi sono inoltre, Venerabili Fratelli, alcuni uomini insigni per dottrina i quali confessano bensì la religione essere un dono sopra tutti eccellentissimo, conferito da Dio ai mortali, ma nel tempo stesso tengono la ragione umana in sì gran pregio e tanto la esaltano che giungono con solenne follia a pareggiarla alla religione medesima. Quindi, a norma della loro sciocca opinione, si vogliono trattare le discipline teologiche non altrimenti che le filosofiche, benché quelle si fondino sui dogmi della fede, dei quali non v'è cosa più salda e più stabile, e queste invece si spieghino coi lumi dell'umana ragione, della quale nulla v'è di più incerto, variando essa secondo il variare degl'ingegni, ed andando soggetta ad innumerevoli fallacie ed inganni. E così rigettata l'autorità della Chiesa, si aprì larghissimo campo a difficilissime e recondite questioni d'ogni maniera, e l'umana ragione, confidando troppo e liberamente nelle sue deboli forze, cadde in turpissimi errori, i quali non abbiamo qui né spazio né volontà di riferire, essendo a Voi ben noti, e che ricaddero a danno, e danno gravissimo della Religione e dello Stato. Per la qual cosa, a costoro, che esaltano oltre il giusto le forze della ragione umana, bisogna mostrare che ciò è del tutto contrario a quella verissima sentenza del Dottore delle genti: "Se qualcuno ritiene di valere qualcosa pur essendo una nullità, egli stesso si perde". Bisogna dimostrare loro quanto sia arrogante proposito scrutare i misteri che il clementissimo Iddio degnò rivelarci, e osare di penetrarli e comprenderli con la mente umana così ottusa ed angusta, mentre essi vincono di gran lunga le forze del nostro intelletto che, secondo il detto del medesimo Apostolo, si deve inchinare in fede ossequiosa.

Tali seguaci, o meglio adoratori dell'umana ragione, che essi si propongono quale sicura maestra e che sotto la sua guida si promettono ogni bene, hanno certamente dimenticato di qual profonda ed acerba ferita la colpa del primo padre abbia piagato la natura umana, ottenebrandone la mente ed inclinandone al male la volontà. Quindi è che fin dai tempi antichissimi i più celebrati filosofi, benché abbiano egregiamente scritto di molte cose, nondimeno contaminarono di gravissimi errori le loro dottrine; da qui quell'incessante lotta che in noi sentiamo, di cui parla l'Apostolo dicendo : "Sento nelle mie membra una legge che ripugna alla legge della mia mente". Se dunque è certo che per la macchia d'origine tramandata in tutti i figli d'Adamo venne affievolito il lume della ragione ed il genere umano decadde infelicissimamente dal pristino stato di giustizia e d'innocenza, chi mai crederà che la ragione basti a conseguire la verità? chi negherà essergli necessari, fra sì gravi pericoli e in tanta sua debolezza di forze, gli aiuti della religione divina e della celeste grazia per non cadere in rovina e per salvarsi? I quali aiuti, però, benignamente Iddio distribuisce a coloro che, con umile preghiera, li chiedono, essendo scritto: "Dio resiste ai superbi, ma concede la grazia agli umili". Perciò Gesù Cristo Signor Nostro, rivolgendosi una volta al Padre, affermò che i sublimissimi arcani di verità non vengono manifestati ai prudenti ed ai sani di questo secolo, i quali, superbi di loro ingegno e dottrina, ricusano di prestare l'omaggio della fede, ma bensì agli umili ed ai semplici che all'oracolo della fede divina s'appoggiano e si acquetano. È opportuno che inculchiate questo salutare precetto a coloro i quali tanto esagerano la potenza della ragione umana, che osano con le sue forze scrutare e spiegare gli stessi misteri: di ciò non v'è più stolto ardimento, né più assurdo. Sforzatevi di redimerli da così grande perversione di mente, esponendo loro che la provvidenza divina non ha concesso agli uomini dono più eccellente che l'autorità della fede divina, che questa è per noi come fiaccola fra le tenebre, questa la guida, seguendo la quale giungeremo alla vita: questa perciò è del tutto necessaria alla salute, poiché "senza fede è impossibile piacere a Dio, e chi non crederà sarà condannato".

Un altro errore non meno pernicioso abbiamo con dolore inteso aver pervaso alcune parti del mondo cattolico ed occupato le menti di molti cattolici, i quali pensano che si possa sperare la salute eterna anche da parte di tutti coloro che non sono nella vera Chiesa di Cristo. Perciò usano spesso chiedere quali siano, dopo morte, il destino e la condizione di coloro che non aderiscono alla fede cattolica, e dopo aver allegato vanissime ragioni stanno aspettando una risposta che favorisca codesta storta opinione. Tolga Iddio, Venerabili Fratelli, che Noi osiamo por termini alla misericordia divina che è infinita o che vogliamo scrutare gli arcani consigli e giudizi di Dio, i quali sono un abisso profondo, impenetrabile ad umano pensiero, ma bensì per dovere del Nostro ufficio apostolico vogliamo eccitare la vostra sollecitudine e vigilanza episcopale, affinché con ogni sforzo v'adoperiate a bandire dalla mente degli uomini quella parimenti empia e funesta opinione, che in ogni religione, cioè, possa trovarsi la via dell'eterna salute, e ai popoli affidati alla vostra cura dimostriate con la vostra egregia dottrina e solerzia, che i dogmi della fede cattolica non si oppongono punto alla misericordia ed alla giustizia divina. Poiché si deve tener per fede che nessuno può salvarsi fuori della Chiesa Apostolica Romana, questa è l'unica arca di salvezza; chiunque non sia entrato in essa perirà nel diluvio. Ma nel tempo stesso si deve pure tenere per certo che coloro che ignorano la vera religione, quando la loro ignoranza sia invincibile, non sono di ciò colpevoli dinanzi agli occhi del Signore. Ora, chi si arrogherà tanto da poter determinare i limiti di codesta ignoranza secondo l'indole e la varietà dei popoli, delle regioni, degl'ingegni e di tante altre cose? Quando, sciolti da questi lacci corporei, vedremo Dio qual è, allora sì intenderemo certamente lo stretto e nobile vincolo che collega la misericordia e la giustizia divina; ma finché restiamo in terra gravati di questa massa mortale che appesantisce l'anima, teniamo per fermissimo, secondo la dottrina cattolica, che esiste un solo Dio, una sola fede, un solo battesimo. L'andar più oltre investigando è empio.

Per altro, come richiede la carità, non desistiamo giammai dal pregare affinché tutte le genti di ogni parte si convertano a Cristo, e adoperiamoci secondo il nostro potere per la comune salvezza di tutti gli uomini, giacché non è limitata la mano del Signore, né verranno mai a mancare i doni della celeste grazia a coloro che con animo sincero vogliono e chiedono di venire ravvivati a questa luce. Queste verità si debbono imprimere profondamente negli animi dei fedeli, affinché non possano venire guastati dalle false dottrine che mirano a fomentare quell'indifferenza religiosa che vediamo andare sempre più serpeggiando e fortificandosi a danno delle anime.

Dall'enciclica "Singulari Quidem" - Pio IX:
La Chiesa respinge con veemenza, sempre condannò e condanna il comportamento di coloro che, abusando della ragione, non arrossiscono né temono di opporla e di anteporla, con empia stoltezza, all'autorità della parola di Dio e mentre con arroganza si esaltano, accecati dalla propria superba presunzione, perdono il lume della verità, disprezzano con supremo orgoglio la fede in cui sta scritto che chi non crede sarà condannato (Mc 16,16) e confidando in sé stessi , negano di dover credere allo stesso Dio e di dover rispettare ciò ch'Egli di sé offerse alla nostra intelligenza. È a costoro che la Chiesa, con fermezza, obietta che è giusto , avendo cognizione del divino, credere in Dio stesso, a cui appartiene tutto quanto di Lui crediamo, poiché, come è logico, Dio non poteva essere conosciuto dall'uomo se Dio non lo avesse dotato della salvifica cognizione di sé. Sono costoro che la Chiesa cerca di richiamare alla sanità della mente con queste parole: che cosa vi è di più contrario alla ragione che cercare di elevarsi con la ragione al di sopra della ragione? E che cosa vi è di più contrario alla fede che rifiutare di credere in ciò che la ragione non può disvelare ? La Chiesa non desiste dall'insegnare ad essi che la fede non è fondata sulla ragione, ma sull'autorità ; infatti non conveniva che Dio, parlando all'uomo, confermasse le sue parole con argomenti, come se non avesse fede in lui, ma, come era logico, Dio ha parlato come supremo arbitro di tutte le cose: a Lui non si addice l'argomentare ma l'affermare . Ad essi esplicitamente dichiara che la sola speranza dell'uomo e la sua sola salvezza sono poste nella fede cristiana (che, insegnando la verità, e con la divina sua luce dissipando le tenebre dell'umana ignoranza, opera per amore) e nella Chiesa cattolica, depositaria del vero culto, stabile dimora della stessa fede e tempio di Dio, fuori del quale, fatta salva la scusa di una invincibile ignoranza, chiunque resta escluso dalla speranza di vita e di salvezza.

Essa li ammonisce severamente e insegna che la scienza umana, se talora affronta i sacri testi, non deve avocare a sé, con arroganza, il diritto d'interpretarli ma, come un'ancella alla padrona, servirli con devoto ossequio, in modo che non erri spingendosi innanzi e, nel seguire i significati superficiali delle parole, non perda il lume della virtù e il retto sentiero della verità . Né si deve pensare che nella Chiesa di Cristo la religione non abbia fatto alcun progresso; infatti ha progredito assai, purché il vero progresso stia nella fede e non nell'alterarla. Occorre dunque che crescano e progrediscano sensibilmente, nel corso delle età e dei secoli, l'intelligenza, la scienza, la saggezza sia dei singoli che di tutti, dell'uomo singolo e di tutta la Chiesa, in modo che sia compreso chiaramente ciò che prima era creduto oscuramente; in modo che la posterità si compiaccia di capire ciò che gli antichi veneravano senza averne conoscenza; in modo che siano estratte le preziose gemme della divina dottrina, che siano incastonate e adornate con perizia, splendano di luce, di grazia e di bellezza senza tradire tuttavia il dogma, il senso, il pensiero, in modo che siano esposte in modo nuovo ma senza introdurre novità alcuna .

 




 

 

 
  Dall'enciclica "Aeterni Patris" - Leone XIII:
Per contro, i primi Padri e Dottori della Chiesa, i quali avevano ben compreso che per divino consiglio il vero restauratore anche della scienza umana è Cristo, il quale è virtù e sapienza di Dio (1Cor 1,24), e "nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza" (Col 2,3) ...

Sappiamo però che i Nostri sforzi saranno vani, se le comuni iniziative, Venerabili Fratelli, non saranno favorite da Colui che "Dio delle scienze" è chiamato nelle divine Scritture (1Sam 2,3), dalle quali siamo pure ammoniti che ci vengono "dall'alto ogni buona donazione ed ogni dono perfetto, discendendo dal Padre dei lumi" (Gc 1,17). E di nuovo: "Se qualcuno di voi manca di sapienza, la chieda a Dio, il quale dà a tutti liberamente e non rinfaccia; e gli sarà donata" (Gc 1,5). Dunque, anche in questo prendiamo ad esempio il Dottore Angelico che non si mise mai ad insegnare o a scrivere, se non dopo essersi propiziato Dio con le preghiere e che francamente confessò che aveva acquistato tutto ciò che sapeva non tanto attraverso il proprio studio e la propria fatica, quanto per favore divino. Pertanto, con umile e concorde preghiera supplichiamo tutti insieme Iddio, affinché effonda sui figli della Chiesa lo spirito della scienza e dell'intelletto ed apra loro la capacità di intendere la sapienza.

Al fine di ottenere più abbondanti i frutti della divina bontà, interponete presso Dio il patrocinio efficacissimo della Beata Vergine Maria, la quale è chiamata Sede della sapienza, e insieme usate ad intercessori il Beato Giuseppe, Sposo purissimo della Vergine, ed i sommi Apostoli Pietro e Paolo, i quali con la verità rinnovarono il mondo corrotto dall'impuro contagio degli errori e lo riempirono della luce della celeste sapienza.

Dall'enciclica Tametsi Futura - Leone XIII:
"Quale sia la vita umana dove manca Gesù, "virtù di Dio e sapienza di Dio", quali siano i costumi, a quale disperato termine si arrivi, non ce lo mostrano abbastanza col loro esempio i popoli privi della luce cristiana? Basta richiamare un poco alla mente l'Immagine, che di loro ha tratteggiata Paolo (cfr. Rm I): cecità d'intelletto, peccati contro natura, mostruose forme di superstizioni e libidini, perché ognuno si senta subito ripieno di compassione e insieme di orrore".



 





 
 

Dal decreto Lamentabili sane exitu - san Pio X:
" ... piacque al Santissimo Signore Nostro Pio per divina Provvidenza Papa X, che per questo officio della Sacra Romana ed Universale Inquisizione si notassero e si riprovassero quelli fra di essi che sono i precipui.

Perciò, dopo istituito diligentissimo esame e avuto il voto dei Reverendi Signori Consultori, gli Eminentissimi e Reverendissimi Signori Cardinali Inquisitori generali nelle cose di fede e di costumi, giudicarono che le seguenti proposizioni sono da riprovarsi e da condannarsi, come si riprovano e si condannano con questo generale Decreto:
...

63. La Chiesa si dimostra incapace a tutelare efficacemente l'etica evangelica, perché ostinatamente si attacca a dottrine immutabili, inconciliabili con i progressi odierni.

64. Il progresso delle scienze richiede una riforma del concetto che la dottrina cristiana ha di Dio, della Creazione, della Rivelazione, della Persona del Verbo Incarnato e della Redenzione.

65. Il Cattolicesimo odierno non può essere conciliato con la vera scienza, a meno che non si trasformi in un cristianesimo non dogmatico, cioè in protestantesimo lato e liberale.

Nella seguente Feria V, il giorno 4 dello stesso mese ed anno, fatta di tutte queste cose accurata relazione al Santissimo Signor Nostro Pio Papa X, Sua Santità approvò e confermò il Decreto degli Eminentissimi Padri e diede ordine che tutte e singole le sopra enumerate proposizioni siano considerate da tutti come riprovate e condannate.

Dall'enciclica Divini illius Magistri - Pio XI:
"La fede e la ragione non solo non possono mai contraddirsi, ma si prestano reciproco aiuto, perché la retta ragione dimostra le basi della fede e della sua luce illuminata, coltiva la scienza delle cose divine, mentre la fede libera e protegge dagli errori la ragione e l'arricchisce di svariate cognizioni. Onde è così lontana la Chiesa dall'opporsi alla coltura delle arti e delle umane discipline, che in molte maniere l'aiuta e la promuove. Poiché né ignora, né disprezza i vantaggi che da esse provengono alla vita dell'umanità; ripete anzi che esse, come vengono da Dio Signore delle scienze così, se rettamente trattate, a Dio, con la sua grazia, conducono. E per nulla essa vieta che coteste discipline, ciascuna nel suo àmbito, usino e di principi propri e di proprio metodo; ma, riconosciuta questa giusta libertà, solertemente provvede a che opponendosi per avventura alla dottrina divina, non cadano in errori, ovvero oltrepassando i propri limiti occupino e sconvolgano il campo della fede" (Concilio Vaticano I, Sess. 3, cap. 4).

 

 

 
  Dall'enciclica Mystici Corporis - Pio XII:
"Se con la Sua morte il nostro Salvatore, secondo il pieno ed integrale significato della parola, è diventato Capo della Chiesa, non altrimenti la Chiesa, per il Suo Sangue, si è arricchita di quella abbondantissima comunicazione dello Spirito, con la quale, in seguito all'elevazione e glorificazione del Figlio dell'uomo sul Suo patibolo del dolore, viene essa stessa divinamente illustrata. Allora infatti, come avverte Agostino (cfr. De pecc. orig., XXV, 29; Migne, P. L., XLIV, 400), squarciatosi il velo del tempio, avvenne che la rugiada dei carismi del Paraclito (discesa fino allora soltanto sul vello di Gedeone, cioè sul popolo d'Israele), essicato ed abbandonato il vello, irrigasse tutta la terra, cioè la Chiesa Cattolica, ..."

"E infatti, come il capo (per servirCi delle parole di Ambrogio) è il "regale baluardo" del corpo (Hexæm., VI, 55; Migne, P. L., XIV, 265), e da esso, perché fornito delle doti migliori, vengono naturalmente dirette tutte le membra, alle quali è sovrapposto appunto affinché abbia cura di loro (cfr. August. De Agon. Christ., XX, 22, Migne P. L., XL, 301); così il divin Redentore tiene il supremo governo del Cristianesimo".

"Infatti (osservano molti Padri), come il capo del nostro corpo mortale gode di tutti i sensi, mentre le altre parti del nostro composto usufruiscono soltanto del tatto, così le virtù, i doni, i carismi, che sono nella società cristiana, risplendono tutti in modo perfettissimo nel suo Capo Cristo. "In Lui piacque (al Padre) che abitasse ogni pienezza" (Col. I, 19). Lo adornano quei doni soprannaturali che accompagnano l'unione ipostatica, giacché lo Spirito Santo abita in Lui con tale pienezza di grazia da non potersene concepire maggiore. A lui è stato conferito "ogni potere sopra ogni carne" (cfr. Joan. XVII, 2); copiosissimi sono in Lui "tutti i tesori della sapienza e della scienza" (Col. II, 3)".

Dall'enciclica Mediator Dei - Pio XII:
"In questa maniera l'azione privata e lo sforzo ascetico diretto alla purificazione dell'anima stimolano le energie dei fedeli, e li dispongono a partecipare con migliori disposizioni all'augusto Sacrificio dell'altare, a ricevere i Sacramenti con frutto maggiore, ed a celebrare i sacri riti in modo da uscirne più animati e formati alla preghiera ed alla cristiana abnegazione, a cooperare attivamente alle ispirazioni ed agli inviti della grazia e ad imitare ogni giorno più le virtù del Redentore, non soltanto per il loro proprio vantaggio, ma anche per quello di tutto il corpo della Chiesa, nel quale tutto il bene che si compie proviene dalla virtù del Capo e ridonda a beneficio delle membra".

" ... Prega [Gesù] per noi come nostro sacerdote; prega in noi come nostro Capo; è pregato da noi come nostro Dio... Riconosciamo dunque e le nostre voci in Lui e la sua voce in noi... Lo si prega come Dio, prega come servo: là il Creatore, qui un essere creato in quanto assume la natura da mutare senza mutarsi, facendo di noi un sol uomo con Lui: Capo e Corpo" .



 








Pio XII creò una rete clandestina per salvare la vita agli ebrei perseguitati dai nazisti. Uno dei membri di questa rete è ancora in vita: si tratta del sacerdote italiano Giancarlo Centioni, classe 1912...

 
  Dall'enciclica "Fides et Ratio" - GiovanniPaolo II:
All'origine del nostro essere credenti vi è un incontro, unico nel suo genere, che segna il dischiudersi di un mistero nascosto nei secoli (cfr 1 Cor 2, 7; Rm 16, 25-26), ma ora rivelato: « Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelare se stesso e far conoscere il mistero della sua volontà (cfr Ef 1, 9), mediante il quale gli uomini per mezzo di Cristo, Verbo fatto carne, nello Spirito Santo hanno accesso al Padre e sono resi partecipi della divina natura ». ...

 

Non è un caso che, nel momento in cui l'autore sacro vuole descrivere l'uomo saggio, lo dipinga come colui che ama e ricerca la verità: « Beato l'uomo che medita sulla sapienza e ragiona con l'intelligenza, considera nel cuore le sue vie, ne penetra con la mente i segreti. La insegue come uno che segue una pista, si apposta sui suoi sentieri. Egli spia alle sue finestre e sta ad ascoltare alla sua porta. Fa sosta vicino alla sua casa e fissa un chiodo nelle sue pareti; alza la propria tenda presso di essa e si ripara in un rifugio di benessere; mette i propri figli sotto la sua protezione e sotto i suoi rami soggiorna; da essa sarà protetto contro il caldo, egli abiterà all'ombra della sua gloria » (Sir 14, 20-27). ...

 

19. Alcuni testi importanti, che gettano ulteriore luce su questo argomento, sono contenuti nel Libro della Sapienza. In essi l'Autore sacro parla di Dio che si fa conoscere anche attraverso la natura. Per gli antichi lo studio delle scienze naturali coincideva in gran parte con il sapere filosofico. Dopo aver affermato che con la sua intelligenza l'uomo è in grado di « comprendere la struttura del mondo e la forza degli elementi [...] il ciclo degli anni e la posizione degli astri, la natura degli animali e l'istinto delle fiere » (Sap 7, 17.19-20), in una parola, che è capace di filosofare, il testo sacro compie un passo in avanti di grande rilievo. Ricuperando il pensiero della filosofia greca, a cui sembra riferirsi in questo contesto, l'Autore afferma che, proprio ragionando sulla natura, si può risalire al Creatore: « Dalla grandezza e bellezza delle creature, per analogia si conosce l'autore » (Sap 13, 5). Viene quindi riconosciuto un primo stadio della Rivelazione divina, costituito dal meraviglioso « libro della natura », leggendo il quale, con gli strumenti propri della ragione umana, si può giungere alla conoscenza del Creatore. Se l'uomo con la sua intelligenza non arriva a riconoscere Dio creatore di tutto, ciò non è dovuto tanto alla mancanza di un mezzo adeguato, quanto piuttosto all'impedimento frapposto dalla sua libera volontà e dal suo peccato.

20. La ragione, in questa prospettiva, viene valorizzata, ma non sopravvalutata. Quanto essa raggiunge, infatti, può essere vero, ma acquista pieno significato solamente se il suo contenuto viene posto in un orizzonte più ampio, quello della fede: « Dal Signore sono diretti i passi dell'uomo e come può l'uomo comprendere la propria via? » (Pro 20, 24). Per l'Antico Testamento, pertanto, la fede libera la ragione in quanto le permette di raggiungere coerentemente il suo oggetto di conoscenza e di collocarlo in quell'ordine supremo in cui tutto acquista senso. In una parola, l'uomo con la ragione raggiunge la verità, perché illuminato dalla fede scopre il senso profondo di ogni cosa e, in particolare, della propria esistenza. Giustamente, dunque, l'autore sacro pone l'inizio della vera conoscenza proprio nel timore di Dio: « Il timore del Signore è il principio della scienza » (Pro 1, 7; cfr Sir 1, 14).


« Acquista la sapienza, acquista l'intelligenza » (Pro 4, 5) ...

 

23. Il rapporto del cristiano con la filosofia, pertanto, richiede un discernimento radicale. Nel Nuovo Testamento, soprattutto nelle Lettere di san Paolo, un dato emerge con grande chiarezza: la contrapposizione tra « la sapienza di questo mondo » e quella di Dio rivelata in Gesù Cristo. La profondità della sapienza rivelata spezza il cerchio dei nostri abituali schemi di riflessione, che non sono affatto in grado di esprimerla in maniera adeguata.

L'inizio della prima Lettera ai Corinzi pone con radicalità questo dilemma. Il Figlio di Dio crocifisso è l'evento storico contro cui s'infrange ogni tentativo della mente di costruire su argomentazioni soltanto umane una giustificazione sufficiente del senso dell'esistenza. Il vero punto nodale, che sfida ogni filosofia, è la morte in croce di Gesù Cristo. Qui, infatti, ogni tentativo di ridurre il piano salvifico del Padre a pura logica umana è destinato al fallimento. « Dov'è il sapiente? Dov'è il dotto? Dove mai il sottile ragionatore di questo mondo? Non ha forse Dio dimostrato stolta la sapienza di questo mondo? » (1 Cor 1, 20), si domanda con enfasi l'Apostolo. Per ciò che Dio vuole realizzare non è più possibile la sola sapienza dell'uomo saggio, ma è richiesto un passaggio decisivo verso l'accoglienza di una novità radicale: « Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti [...]; Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono » (1 Cor 1, 27-28). La sapienza dell'uomo rifiuta di vedere nella propria debolezza il presupposto della sua forza; ma san Paolo non esita ad affermare: « Quando sono debole, è allora che sono forte » (2 Cor 12, 10). ...

Non la sapienza delle parole, ma la Parola della Sapienza è ciò che san Paolo pone come criterio di verità e, insieme, di salvezza.

La sapienza della Croce, dunque, supera ogni limite culturale che le si voglia imporre e obbliga ad aprirsi all'universalità della verità di cui è portatrice. Quale sfida viene posta alla nostra ragione e quale vantaggio essa ne ricava se vi si arrende! La filosofia, che già da sé è in grado di riconoscere l'incessante trascendersi dell'uomo verso la verità, aiutata dalla fede può aprirsi ad accogliere nella « follia » della Croce la genuina critica a quanti si illudono di possedere la verità, imbrigliandola nelle secche di un loro sistema. Il rapporto fede e filosofia trova nella predicazione di Cristo crocifisso e risorto lo scoglio contro il quale può naufragare, ma oltre il quale può sfociare nell'oceano sconfinato della verità. ...

Presso di noi si dicono filosofi coloro che amano la sapienza che è creatrice e maestra di ogni cosa, cioè la conoscenza del Figlio di Dio ».(36) La filosofia greca, per l'Alessandrino, non ha come primo scopo quello di completare o rafforzare la verità cristiana; suo compito è, piuttosto, la difesa della fede: « La dottrina del Salvatore è perfetta in se stessa e non ha bisogno di appoggio, perché essa è la forza e la sapienza di Dio. ...

 

44. Tra le grandi intuizioni di san Tommaso vi è anche quella relativa al ruolo che lo Spirito Santo svolge nel far maturare in sapienza la scienza umana. Fin dalle prime pagine della sua Summa Theologiae (48) l'Aquinate volle mostrare il primato di quella sapienza che è dono dello Spirito Santo ed introduce alla conoscenza delle realtà divine. La sua teologia permette di comprendere la peculiarità della sapienza nel suo stretto legame con la fede e la conoscenza divina. Essa conosce per connaturalità, presuppone la fede e arriva a formulare il suo retto giudizio a partire dalla verità della fede stessa: « La sapienza elencata tra i doni dello Spirito Santo è distinta da quella che è posta tra le virtù intellettuali. Infatti quest'ultima si acquista con lo studio: quella invece "viene dall'alto", come si esprime san Giacomo. Così pure è distinta dalla fede. Poiché la fede accetta la verità divina così com'è, invece è proprio del dono di sapienza giudicare secondo la verità divina ». ...

 


« L'uomo di oggi sembra essere sempre minacciato da ciò che produce, cioè dal risultato del lavoro delle sue mani e, ancor più, del lavoro del suo intelletto, delle tendenze della sua volontà. I frutti di questa multiforme attività dell'uomo, troppo presto e in modo spesso imprevedibile, sono non soltanto e non tanto oggetto di 'alienazione', nel senso che vengono semplicemente tolti a colui che li ha prodotti; quanto, almeno parzialmente, in una cerchia conseguente e indiretta dei loro effetti, questi frutti si rivolgono contro l'uomo stesso. Essi sono, infatti, diretti, o possono essere diretti contro di lui. In questo sembra consistere l'atto principale del dramma dell'esistenza umana contemporanea, nella sua più larga e universale dimensione. L'uomo, pertanto, vive sempre più nella paura. Egli teme che i suoi prodotti, naturalmente non tutti e non nella maggior parte, ma alcuni e proprio quelli che contengono una speciale porzione della sua genialità e della sua iniziativa, possano essere rivolti in modo radicale contro lui stesso ».   ...


Successivamente, il Papa Pio XII fece sentire la sua voce quando, nella Lettera enciclica Humani generis, mise in guardia contro interpretazioni erronee, collegate con le tesi dell'evoluzionismo, dell'esistenzialismo e dello storicismo. Egli precisava che queste tesi erano state elaborate e venivano proposte non da teologi, avendo la loro origine « fuori dall'ovile di Cristo »; (68) aggiungeva, comunque, che tali deviazioni non erano semplicemente da rigettare, ma da esaminare criticamente: « Ora queste tendenze, che più o meno deviano dalla retta strada, non possono essere ignorate o trascurate dai filosofi o dai teologi cattolici, che hanno il grave compito di difendere la verità divina ed umana e di farla penetrare nelle menti degli uomini. Anzi, essi devono conoscere bene queste opinioni, sia perché le malattie non si possono curare se prima non sono ben conosciute, sia perché qualche volta nelle stesse false affermazioni si nasconde un po' di verità, sia, infine, perché gli stessi errori spingono la mente nostra a investigare e a scrutare con più diligenza alcune verità sia filosofiche sia teologiche ». ...


Un altro pericolo da considerare è lo scientismo. Questa concezione filosofica si rifiuta di ammettere come valide forme di conoscenza diverse da quelle che sono proprie delle scienze positive, relegando nei confini della mera immaginazione sia la conoscenza religiosa e teologica, sia il sapere etico ed estetico. Nel passato, la stessa idea si esprimeva nel positivismo e nel neopositivismo, che ritenevano prive di senso le affermazioni di carattere metafisico. La critica epistemologica ha screditato questa posizione, ed ecco che essa rinasce sotto le nuove vesti dello scientismo. In questa prospettiva, i valori sono relegati a semplici prodotti dell'emotività e la nozione di essere è accantonata per fare spazio alla pura e semplice fattualità. La scienza, quindi, si prepara a dominare tutti gli aspetti dell'esistenza umana attraverso il progresso tecnologico. Gli innegabili successi della ricerca scientifica e della tecnologia contemporanea hanno contribuito a diffondere la mentalità scientista, che sembra non avere più confini, visto come è penetrata nelle diverse culture e quali cambiamenti radicali vi ha apportato. ...

Se questi mezzi tecnici dovessero mancare dell'ordinamento ad un fine non meramente utilitaristico, potrebbero presto rivelarsi disumani, ed anzi trasformarsi in potenziali distruttori del genere umano.  ...

 


A tutti chiedo di guardare in profondità all'uomo, che Cristo ha salvato nel mistero del suo amore, e alla sua costante ricerca di verità e di senso. Diversi sistemi filosofici, illudendolo, lo hanno convinto che egli è assoluto padrone di sé, che può decidere autonomamente del proprio destino e del proprio futuro confidando solo in se stesso e sulle proprie forze. La grandezza dell'uomo non potrà mai essere questa. Determinante per la sua realizzazione sarà soltanto la scelta di inserirsi nella verità, costruendo la propria abitazione all'ombra della Sapienza e abitando in essa. Solo in questo orizzonte veritativo comprenderà il pieno esplicitarsi della sua libertà e la sua chiamata all'amore e alla conoscenza di Dio come attuazione suprema di sé.


108. Il mio ultimo pensiero è rivolto a Colei che la preghiera della Chiesa invoca come Sede della Sapienza. ...

 

Possa, la Sede della Sapienza, essere il porto sicuro per quanti fanno della loro vita la ricerca della saggezza. Il cammino verso la sapienza, ultimo e autentico fine di ogni vero sapere, possa essere liberato da ogni ostacolo per l'intercessione di Colei che, generando la Verità e conservandola nel suo cuore, l'ha partecipata all'umanità intera per sempre.



 

Coincidenze nella vita di G.Paolo II























 
  Dall'enciclica "Deus Caritas Est" - Benedetto XVI:
Se il mondo antico aveva sognato che, in fondo, vero cibo dell'uomo - ciò di cui egli come uomo vive - fosse il Logos, la Sapienza Eterna, adesso questo Logos è diventato veramente per noi nutrimento - come amore.


Dall'enciclica Spe Salvi - Benedetto XVI:
La scienza può contribuire molto all'umanizzazione del mondo e dell'umanità. Essa però può anche distruggere l'uomo e il mondo, se non viene orientata da forze che si trovano al di fuori di essa.

...

Non è la scienza che redime l'uomo. L'uomo viene redento mediante l'amore. Ciò vale già nell'ambito puramente intramondano. Quando uno nella sua vita fa l'esperienza di un grande amore, quello è un momento di « redenzione » che dà un senso nuovo alla sua vita. Ma ben presto egli si renderà anche conto che l'amore a lui donato non risolve, da solo, il problema della sua vita. È un amore che resta fragile. Può essere distrutto dalla morte. L'essere umano ha bisogno dell'amore incondizionato. Ha bisogno di quella certezza che gli fa dire: « Né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezze né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore » (Rm 8,38-39).

 




 
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