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Esiste una
sorprendente similitudine tra gli scritti di Teresa
Higginson e gli insegnamenti dei papi di questi ultimi
due secoli ...
Dall'enciclica "Singulari
Quadam" - Pio IX:
Vi sono inoltre, Venerabili Fratelli,
alcuni uomini insigni per dottrina i quali confessano
bensì la religione essere un dono sopra tutti
eccellentissimo, conferito da Dio ai mortali, ma nel
tempo stesso tengono la ragione umana in sì gran pregio
e tanto la esaltano che giungono con solenne follia a
pareggiarla alla religione medesima. Quindi, a norma
della loro sciocca opinione, si vogliono trattare le
discipline teologiche non altrimenti che le filosofiche,
benché quelle si fondino sui dogmi della fede, dei quali
non v'è cosa più salda e più stabile, e queste invece
si spieghino coi lumi dell'umana ragione, della quale
nulla v'è di più incerto, variando essa secondo il
variare degl'ingegni, ed andando soggetta ad innumerevoli
fallacie ed inganni. E così rigettata l'autorità
della Chiesa, si aprì larghissimo campo a difficilissime
e recondite questioni d'ogni maniera, e l'umana ragione,
confidando troppo e liberamente nelle sue deboli forze,
cadde in turpissimi errori, i quali non abbiamo qui né
spazio né volontà di riferire, essendo a Voi ben noti,
e che ricaddero a danno, e danno gravissimo della
Religione e dello Stato. Per la qual cosa, a costoro, che
esaltano oltre il giusto le forze della ragione umana,
bisogna mostrare che ciò è del tutto contrario a quella
verissima sentenza del Dottore delle genti: "Se
qualcuno ritiene di valere qualcosa pur essendo una
nullità, egli stesso si perde".
Bisogna dimostrare loro quanto sia arrogante
proposito scrutare i misteri che il clementissimo Iddio
degnò rivelarci, e osare di penetrarli e comprenderli
con la mente umana così ottusa ed angusta,
mentre essi vincono di gran lunga le forze del
nostro intelletto che, secondo il detto del medesimo
Apostolo, si deve inchinare in fede ossequiosa.
Tali seguaci, o meglio adoratori dell'umana
ragione, che essi si propongono quale sicura maestra e
che sotto la sua guida si promettono ogni bene, hanno
certamente dimenticato di qual profonda ed acerba ferita
la colpa del primo padre abbia piagato la natura umana,
ottenebrandone la mente ed inclinandone al male la
volontà. Quindi è che fin dai tempi antichissimi i più
celebrati filosofi, benché abbiano egregiamente scritto
di molte cose, nondimeno contaminarono di gravissimi
errori le loro dottrine; da qui quell'incessante lotta
che in noi sentiamo, di cui parla l'Apostolo dicendo :
"Sento nelle mie membra una legge che ripugna
alla legge della mia mente". Se dunque è certo
che per la macchia d'origine tramandata in tutti i figli
d'Adamo venne affievolito il lume della ragione ed il
genere umano decadde infelicissimamente dal pristino
stato di giustizia e d'innocenza, chi mai crederà che la
ragione basti a conseguire la verità? chi negherà
essergli necessari, fra sì gravi pericoli e in tanta sua
debolezza di forze, gli aiuti della religione divina e
della celeste grazia per non cadere in rovina e per
salvarsi? I quali aiuti, però, benignamente Iddio
distribuisce a coloro che, con umile preghiera, li
chiedono, essendo scritto: "Dio resiste ai
superbi, ma concede la grazia agli umili".
Perciò Gesù Cristo Signor Nostro, rivolgendosi una
volta al Padre, affermò che i sublimissimi arcani di
verità non vengono manifestati ai prudenti ed ai sani di
questo secolo, i quali, superbi di loro ingegno e
dottrina, ricusano di prestare l'omaggio della fede, ma
bensì agli umili ed ai semplici che all'oracolo della
fede divina s'appoggiano e si acquetano. È opportuno che
inculchiate questo salutare precetto a coloro i quali
tanto esagerano la potenza della ragione umana, che osano
con le sue forze scrutare e spiegare gli stessi misteri:
di ciò non v'è più stolto ardimento, né più assurdo.
Sforzatevi di redimerli da così grande perversione di
mente, esponendo loro che la provvidenza divina non ha
concesso agli uomini dono più eccellente che l'autorità
della fede divina, che questa è per noi come fiaccola
fra le tenebre, questa la guida, seguendo la quale
giungeremo alla vita: questa perciò è del tutto
necessaria alla salute, poiché "senza fede è
impossibile piacere a Dio, e chi non crederà sarà
condannato".
Un altro errore non meno pernicioso
abbiamo con dolore inteso aver pervaso alcune parti del
mondo cattolico ed occupato le menti di molti cattolici,
i quali pensano che si possa sperare la salute eterna
anche da parte di tutti coloro che non sono nella vera
Chiesa di Cristo. Perciò usano spesso chiedere quali
siano, dopo morte, il destino e la condizione di coloro
che non aderiscono alla fede cattolica, e dopo aver
allegato vanissime ragioni stanno aspettando una risposta
che favorisca codesta storta opinione. Tolga Iddio,
Venerabili Fratelli, che Noi osiamo por termini alla
misericordia divina che è infinita o che vogliamo
scrutare gli arcani consigli e giudizi di Dio, i quali
sono un abisso profondo, impenetrabile ad umano pensiero,
ma bensì per dovere del Nostro ufficio apostolico
vogliamo eccitare la vostra sollecitudine e vigilanza
episcopale, affinché con ogni sforzo v'adoperiate a
bandire dalla mente degli uomini quella parimenti empia e
funesta opinione, che in ogni religione, cioè, possa
trovarsi la via dell'eterna salute, e ai popoli affidati
alla vostra cura dimostriate con la vostra egregia
dottrina e solerzia, che i dogmi della fede cattolica non
si oppongono punto alla misericordia ed alla giustizia
divina. Poiché si deve tener per fede che nessuno può
salvarsi fuori della Chiesa Apostolica Romana, questa è
l'unica arca di salvezza; chiunque non sia entrato in
essa perirà nel diluvio. Ma nel tempo stesso si deve
pure tenere per certo che coloro che ignorano la vera
religione, quando la loro ignoranza sia invincibile, non
sono di ciò colpevoli dinanzi agli occhi del Signore.
Ora, chi si arrogherà tanto da poter determinare i
limiti di codesta ignoranza secondo l'indole e la
varietà dei popoli, delle regioni, degl'ingegni e di
tante altre cose? Quando, sciolti da questi lacci
corporei, vedremo Dio qual è, allora sì intenderemo
certamente lo stretto e nobile vincolo che collega la
misericordia e la giustizia divina; ma finché restiamo
in terra gravati di questa massa mortale che appesantisce
l'anima, teniamo per fermissimo, secondo la dottrina
cattolica, che esiste un solo Dio, una sola fede, un solo
battesimo. L'andar più oltre investigando è empio.
Per altro, come richiede la carità,
non desistiamo giammai dal pregare affinché tutte le
genti di ogni parte si convertano a Cristo, e
adoperiamoci secondo il nostro potere per la comune
salvezza di tutti gli uomini, giacché non è limitata la
mano del Signore, né verranno mai a mancare i doni della
celeste grazia a coloro che con animo sincero vogliono e
chiedono di venire ravvivati a questa luce. Queste
verità si debbono imprimere profondamente negli animi
dei fedeli, affinché non possano venire guastati dalle
false dottrine che mirano a fomentare quell'indifferenza
religiosa che vediamo andare sempre più serpeggiando e
fortificandosi a danno delle anime.
Dall'enciclica "Singulari
Quidem" - Pio IX:
La Chiesa respinge con veemenza, sempre condannò
e condanna il comportamento di coloro che, abusando della
ragione, non arrossiscono né temono di opporla e di
anteporla, con empia stoltezza, all'autorità della
parola di Dio e mentre con arroganza si esaltano,
accecati dalla propria superba presunzione, perdono il
lume della verità, disprezzano con supremo orgoglio la
fede in cui sta scritto che chi non crede sarà
condannato (Mc 16,16) e confidando in sé stessi , negano
di dover credere allo stesso Dio e di dover rispettare
ciò ch'Egli di sé offerse alla nostra intelligenza.
È a costoro che la Chiesa, con fermezza, obietta che è
giusto , avendo cognizione del divino, credere in Dio
stesso, a cui appartiene tutto quanto di Lui crediamo,
poiché, come è logico, Dio non poteva essere conosciuto
dall'uomo se Dio non lo avesse dotato della salvifica
cognizione di sé. Sono costoro che la Chiesa cerca di
richiamare alla sanità della mente con queste parole:
che cosa vi è di più contrario alla ragione che cercare
di elevarsi con la ragione al di sopra della ragione? E
che cosa vi è di più contrario alla fede che rifiutare
di credere in ciò che la ragione non può disvelare ? La
Chiesa non desiste dall'insegnare ad essi che la fede non
è fondata sulla ragione, ma sull'autorità ; infatti non
conveniva che Dio, parlando all'uomo, confermasse le sue
parole con argomenti, come se non avesse fede in lui, ma,
come era logico, Dio ha parlato come supremo arbitro di
tutte le cose: a Lui non si addice l'argomentare ma l'affermare
. Ad essi esplicitamente dichiara che la sola speranza
dell'uomo e la sua sola salvezza sono poste nella fede
cristiana (che, insegnando la verità, e con la divina
sua luce dissipando le tenebre dell'umana ignoranza,
opera per amore) e nella Chiesa cattolica, depositaria
del vero culto, stabile dimora della stessa fede e tempio
di Dio, fuori del quale, fatta salva la scusa di una
invincibile ignoranza, chiunque resta escluso dalla
speranza di vita e di salvezza.
Essa li ammonisce severamente e insegna
che la scienza umana, se talora affronta i sacri testi,
non deve avocare a sé, con arroganza, il diritto d'interpretarli
ma, come un'ancella alla padrona, servirli con devoto
ossequio, in modo che non erri spingendosi innanzi e, nel
seguire i significati superficiali delle parole, non
perda il lume della virtù e il retto sentiero della
verità . Né si deve pensare che nella Chiesa di Cristo
la religione non abbia fatto alcun progresso; infatti ha
progredito assai, purché il vero progresso stia nella
fede e non nell'alterarla. Occorre dunque che crescano e
progrediscano sensibilmente, nel corso delle età e dei
secoli, l'intelligenza, la scienza, la saggezza sia dei
singoli che di tutti, dell'uomo singolo e di tutta la
Chiesa, in modo che sia compreso chiaramente ciò che
prima era creduto oscuramente; in modo che la posterità
si compiaccia di capire ciò che gli antichi veneravano
senza averne conoscenza; in modo che siano estratte le
preziose gemme della divina dottrina, che siano
incastonate e adornate con perizia, splendano di luce, di
grazia e di bellezza senza tradire tuttavia il dogma, il
senso, il pensiero, in modo che siano esposte in modo
nuovo ma senza introdurre novità alcuna .
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Dall'enciclica
"Aeterni Patris" - Leone XIII:
Per contro, i primi Padri e Dottori della Chiesa, i quali
avevano ben compreso che per divino consiglio il vero
restauratore anche della scienza umana è Cristo,
il quale è virtù e sapienza di Dio (1Cor 1,24), e
"nel quale sono nascosti tutti i tesori della
sapienza e della scienza" (Col 2,3) ...
Sappiamo però che i Nostri
sforzi saranno vani, se le comuni iniziative, Venerabili
Fratelli, non saranno favorite da Colui che
"Dio delle scienze" è chiamato nelle divine
Scritture (1Sam 2,3), dalle quali siamo pure
ammoniti che ci vengono "dall'alto ogni buona
donazione ed ogni dono perfetto, discendendo dal Padre
dei lumi" (Gc 1,17). E di nuovo: "Se
qualcuno di voi manca di sapienza, la chieda a Dio, il
quale dà a tutti liberamente e non rinfaccia; e gli
sarà donata" (Gc 1,5). Dunque, anche in
questo prendiamo ad esempio il Dottore Angelico che non
si mise mai ad insegnare o a scrivere, se non dopo
essersi propiziato Dio con le preghiere e che francamente
confessò che aveva acquistato tutto ciò che sapeva non
tanto attraverso il proprio studio e la propria fatica,
quanto per favore divino. Pertanto, con umile e concorde
preghiera supplichiamo tutti insieme Iddio,
affinché effonda sui figli della Chiesa lo spirito della
scienza e dell'intelletto ed apra loro la capacità di
intendere la sapienza.
Al fine di ottenere più abbondanti i
frutti della divina bontà, interponete presso Dio il
patrocinio efficacissimo della Beata Vergine Maria, la
quale è chiamata Sede della sapienza, e insieme
usate ad intercessori il Beato Giuseppe, Sposo purissimo
della Vergine, ed i sommi Apostoli Pietro e Paolo, i
quali con la verità rinnovarono il mondo corrotto dall'impuro
contagio degli errori e lo riempirono della luce
della celeste sapienza.
Dall'enciclica Tametsi
Futura - Leone XIII:
"Quale sia la vita umana dove manca Gesù,
"virtù di Dio e sapienza di Dio",
quali siano i costumi, a quale disperato termine si
arrivi, non ce lo mostrano abbastanza col loro esempio i
popoli privi della luce cristiana? Basta richiamare un
poco alla mente l'Immagine, che di loro ha tratteggiata
Paolo (cfr. Rm I): cecità d'intelletto, peccati contro
natura, mostruose forme di superstizioni e libidini,
perché ognuno si senta subito ripieno di compassione e
insieme di orrore".
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Dal
decreto Lamentabili sane exitu - san Pio X:
" ... piacque al Santissimo Signore Nostro Pio per
divina Provvidenza Papa X, che per questo officio della
Sacra Romana ed Universale Inquisizione si notassero e si
riprovassero quelli fra di essi che sono i precipui.
Perciò, dopo istituito diligentissimo
esame e avuto il voto dei Reverendi Signori Consultori,
gli Eminentissimi e Reverendissimi Signori Cardinali
Inquisitori generali nelle cose di fede e di costumi,
giudicarono che le seguenti proposizioni sono da
riprovarsi e da condannarsi, come si riprovano e si
condannano con questo generale Decreto:
...
63. La Chiesa si dimostra incapace a
tutelare efficacemente l'etica evangelica, perché
ostinatamente si attacca a dottrine immutabili,
inconciliabili con i progressi odierni.
64. Il progresso delle scienze richiede
una riforma del concetto che la dottrina cristiana ha di
Dio, della Creazione, della Rivelazione, della Persona
del Verbo Incarnato e della Redenzione.
65. Il Cattolicesimo odierno non può
essere conciliato con la vera scienza, a meno che non si
trasformi in un cristianesimo non dogmatico, cioè in
protestantesimo lato e liberale.
Nella seguente Feria V, il giorno 4
dello stesso mese ed anno, fatta di tutte queste cose
accurata relazione al Santissimo Signor Nostro Pio Papa
X, Sua Santità approvò e confermò il Decreto degli
Eminentissimi Padri e diede ordine che tutte e
singole le sopra enumerate proposizioni siano considerate
da tutti come riprovate e condannate.
Dall'enciclica Divini illius Magistri -
Pio XI:
"La fede e la ragione non solo non
possono mai contraddirsi, ma si prestano
reciproco aiuto, perché la retta ragione
dimostra le basi della fede e della sua luce illuminata,
coltiva la scienza delle cose divine, mentre la fede
libera e protegge dagli errori la ragione e l'arricchisce
di svariate cognizioni. Onde è così
lontana la Chiesa dall'opporsi alla coltura delle arti e
delle umane discipline, che in molte maniere l'aiuta e la
promuove. Poiché né ignora, né disprezza i vantaggi
che da esse provengono alla vita dell'umanità; ripete
anzi che esse, come vengono da Dio Signore delle scienze
così, se rettamente trattate, a Dio, con la sua grazia,
conducono. E per nulla essa vieta che coteste discipline,
ciascuna nel suo àmbito, usino e di principi propri e di
proprio metodo; ma, riconosciuta questa giusta libertà,
solertemente provvede a che opponendosi per avventura
alla dottrina divina, non cadano in errori, ovvero
oltrepassando i propri limiti occupino e sconvolgano il
campo della fede" (Concilio Vaticano I, Sess. 3,
cap. 4).
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Dall'enciclica Mystici Corporis - Pio XII:
"Se con la Sua morte il nostro Salvatore, secondo il
pieno ed integrale significato della parola, è diventato
Capo della Chiesa, non altrimenti la Chiesa, per il Suo
Sangue, si è arricchita di quella abbondantissima
comunicazione dello Spirito, con la quale, in seguito all'elevazione
e glorificazione del Figlio dell'uomo sul Suo patibolo
del dolore, viene essa stessa divinamente illustrata.
Allora infatti, come avverte Agostino (cfr. De pecc.
orig., XXV, 29; Migne, P. L., XLIV, 400), squarciatosi
il velo del tempio, avvenne che la rugiada dei carismi
del Paraclito (discesa fino allora soltanto sul vello di
Gedeone, cioè sul popolo d'Israele), essicato ed
abbandonato il vello, irrigasse tutta la terra, cioè la
Chiesa Cattolica, ..."
"E infatti, come il capo (per
servirCi delle parole di Ambrogio) è il
"regale baluardo" del corpo (Hexæm.,
VI, 55; Migne, P. L., XIV, 265), e da esso, perché
fornito delle doti migliori, vengono naturalmente dirette
tutte le membra, alle quali è sovrapposto appunto
affinché abbia cura di loro (cfr. August. De Agon.
Christ., XX, 22, Migne P. L., XL, 301); così il
divin Redentore tiene il supremo governo del
Cristianesimo".
"Infatti (osservano molti Padri), come il capo del
nostro corpo mortale gode di tutti i sensi, mentre le
altre parti del nostro composto usufruiscono soltanto del
tatto, così le virtù, i doni, i carismi, che sono nella
società cristiana, risplendono tutti in modo
perfettissimo nel suo Capo Cristo. "In
Lui piacque (al Padre) che
abitasse ogni pienezza"
(Col. I, 19). Lo adornano quei doni soprannaturali che
accompagnano l'unione ipostatica, giacché lo Spirito
Santo abita in Lui con tale pienezza di grazia da non
potersene concepire maggiore. A lui è stato conferito
"ogni potere sopra ogni carne" (cfr.
Joan. XVII, 2); copiosissimi sono in Lui "tutti
i tesori della sapienza e della scienza"
(Col. II, 3)".
Dall'enciclica
Mediator Dei - Pio XII:
"In questa maniera l'azione privata e lo sforzo
ascetico diretto alla purificazione dell'anima stimolano
le energie dei fedeli, e li dispongono a partecipare con
migliori disposizioni all'augusto Sacrificio dell'altare,
a ricevere i Sacramenti con frutto maggiore, ed a
celebrare i sacri riti in modo da uscirne più animati e
formati alla preghiera ed alla cristiana abnegazione, a
cooperare attivamente alle ispirazioni ed agli inviti
della grazia e ad imitare ogni giorno più le virtù del
Redentore, non soltanto per il loro proprio vantaggio, ma
anche per quello di tutto il corpo della Chiesa, nel
quale tutto il bene che si compie proviene dalla virtù
del Capo e ridonda a beneficio delle membra".
" ... Prega [Gesù] per noi come nostro
sacerdote; prega in noi come nostro Capo;
è pregato da noi come nostro Dio... Riconosciamo dunque
e le nostre voci in Lui e la sua voce in noi... Lo si
prega come Dio, prega come servo: là il Creatore, qui un
essere creato in quanto assume la natura da mutare senza
mutarsi, facendo di noi un sol uomo con Lui: Capo
e Corpo" .
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Pio XII creò una rete clandestina per salvare la vita agli ebrei perseguitati dai nazisti. Uno dei membri di questa rete è ancora in vita: si tratta del sacerdote italiano Giancarlo Centioni, classe 1912...
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Dall'enciclica
"Fides et Ratio" - GiovanniPaolo II:
All'origine del nostro essere credenti vi è un incontro,
unico nel suo genere, che segna il dischiudersi di un
mistero nascosto nei secoli (cfr 1 Cor 2, 7; Rm
16, 25-26), ma ora rivelato: « Piacque a Dio nella
sua bontà e sapienza rivelare se stesso e far
conoscere il mistero della sua volontà (cfr Ef 1,
9), mediante il quale gli uomini per mezzo di Cristo,
Verbo fatto carne, nello Spirito Santo hanno accesso al
Padre e sono resi partecipi della divina natura ». ...
Non è un caso che,
nel momento in cui l'autore sacro vuole descrivere l'uomo
saggio, lo dipinga come colui che ama e ricerca la
verità: « Beato l'uomo che medita sulla sapienza
e ragiona con l'intelligenza, considera nel cuore le sue
vie, ne penetra con la mente i segreti. La insegue come
uno che segue una pista, si apposta sui suoi sentieri.
Egli spia alle sue finestre e sta ad ascoltare alla sua
porta. Fa sosta vicino alla sua casa e fissa un chiodo
nelle sue pareti; alza la propria tenda presso di essa e
si ripara in un rifugio di benessere; mette i propri
figli sotto la sua protezione e sotto i suoi rami
soggiorna; da essa sarà protetto contro il caldo, egli
abiterà all'ombra della sua gloria » (Sir 14,
20-27). ...
19. Alcuni testi importanti, che
gettano ulteriore luce su questo argomento, sono
contenuti nel Libro della Sapienza. In essi l'Autore
sacro parla di Dio che si fa conoscere anche attraverso
la natura. Per gli antichi lo studio delle scienze
naturali coincideva in gran parte con il sapere
filosofico. Dopo aver affermato che con la sua
intelligenza l'uomo è in grado di « comprendere la
struttura del mondo e la forza degli elementi [...] il
ciclo degli anni e la posizione degli astri, la natura
degli animali e l'istinto delle fiere » (Sap 7,
17.19-20), in una parola, che è capace di filosofare, il
testo sacro compie un passo in avanti di grande rilievo.
Ricuperando il pensiero della filosofia greca, a cui
sembra riferirsi in questo contesto, l'Autore afferma
che, proprio ragionando sulla natura, si può risalire al
Creatore: « Dalla grandezza e bellezza delle creature,
per analogia si conosce l'autore » (Sap 13, 5).
Viene quindi riconosciuto un primo stadio della
Rivelazione divina, costituito dal meraviglioso « libro
della natura », leggendo il quale, con gli strumenti
propri della ragione umana, si può giungere alla
conoscenza del Creatore. Se l'uomo con la sua
intelligenza non arriva a riconoscere Dio creatore di
tutto, ciò non è dovuto tanto alla mancanza di un mezzo
adeguato, quanto piuttosto all'impedimento frapposto
dalla sua libera volontà e dal suo peccato.
20. La ragione, in questa prospettiva,
viene valorizzata, ma non sopravvalutata. Quanto essa
raggiunge, infatti, può essere vero, ma acquista pieno
significato solamente se il suo contenuto viene posto in
un orizzonte più ampio, quello della fede: « Dal
Signore sono diretti i passi dell'uomo e come può l'uomo
comprendere la propria via? » (Pro 20, 24). Per
l'Antico Testamento, pertanto, la fede libera la ragione
in quanto le permette di raggiungere coerentemente il suo
oggetto di conoscenza e di collocarlo in quell'ordine
supremo in cui tutto acquista senso. In una parola,
l'uomo con la ragione raggiunge la verità, perché
illuminato dalla fede scopre il senso profondo di ogni
cosa e, in particolare, della propria esistenza.
Giustamente, dunque, l'autore sacro pone l'inizio della
vera conoscenza proprio nel timore di Dio: « Il
timore del Signore è il principio della scienza » (Pro
1, 7; cfr Sir 1, 14).
« Acquista la sapienza, acquista
l'intelligenza » (Pro 4, 5) ...
23. Il rapporto del cristiano con la
filosofia, pertanto, richiede un discernimento radicale.
Nel Nuovo Testamento, soprattutto nelle Lettere di san
Paolo, un dato emerge con grande chiarezza: la
contrapposizione tra « la sapienza di questo mondo » e
quella di Dio rivelata in Gesù Cristo. La
profondità della sapienza rivelata spezza il cerchio
dei nostri abituali schemi di riflessione, che non sono
affatto in grado di esprimerla in maniera adeguata.
L'inizio della prima Lettera ai Corinzi
pone con radicalità questo dilemma. Il Figlio di Dio
crocifisso è l'evento storico contro cui s'infrange ogni
tentativo della mente di costruire su argomentazioni
soltanto umane una giustificazione sufficiente del senso
dell'esistenza. Il vero punto nodale, che sfida ogni
filosofia, è la morte in croce di Gesù Cristo. Qui,
infatti, ogni tentativo di ridurre il piano salvifico del
Padre a pura logica umana è destinato al fallimento. «
Dov'è il sapiente? Dov'è il dotto? Dove mai il sottile
ragionatore di questo mondo? Non ha forse Dio dimostrato
stolta la sapienza di questo mondo? » (1 Cor 1,
20), si domanda con enfasi l'Apostolo. Per ciò che Dio
vuole realizzare non è più possibile la sola sapienza
dell'uomo saggio, ma è richiesto un passaggio decisivo
verso l'accoglienza di una novità radicale: « Dio ha
scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i
sapienti [...]; Dio ha scelto ciò che nel mondo è
ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a
nulla le cose che sono » (1 Cor 1, 27-28). La
sapienza dell'uomo rifiuta di vedere nella propria
debolezza il presupposto della sua forza; ma san
Paolo non esita ad affermare: « Quando sono debole, è
allora che sono forte » (2 Cor 12, 10). ...
Non la sapienza delle parole, ma la
Parola della Sapienza è ciò che san Paolo pone come
criterio di verità e, insieme, di salvezza.
La sapienza della Croce, dunque,
supera ogni limite culturale che le si voglia imporre e
obbliga ad aprirsi all'universalità della verità di cui
è portatrice. Quale sfida viene posta alla nostra
ragione e quale vantaggio essa ne ricava se vi si
arrende! La filosofia, che già da sé è in grado di
riconoscere l'incessante trascendersi dell'uomo verso la
verità, aiutata dalla fede può aprirsi ad accogliere
nella « follia » della Croce la genuina critica a
quanti si illudono di possedere la verità,
imbrigliandola nelle secche di un loro sistema. Il
rapporto fede e filosofia trova nella predicazione di
Cristo crocifisso e risorto lo scoglio contro il quale
può naufragare, ma oltre il quale può sfociare
nell'oceano sconfinato della verità. ...
Presso di noi si dicono filosofi coloro
che amano la sapienza che è creatrice e maestra di
ogni cosa, cioè la conoscenza del Figlio di Dio ».(36)
La filosofia greca, per l'Alessandrino, non ha come primo
scopo quello di completare o rafforzare la verità
cristiana; suo compito è, piuttosto, la difesa della
fede: « La dottrina del Salvatore è perfetta in
se stessa e non ha bisogno di appoggio, perché essa è la
forza e la sapienza di Dio. ...
44. Tra le grandi intuizioni di san
Tommaso vi è anche quella relativa al ruolo che lo
Spirito Santo svolge nel far maturare in sapienza la
scienza umana. Fin dalle prime pagine della sua Summa
Theologiae (48) l'Aquinate volle mostrare il primato
di quella sapienza che è dono dello Spirito Santo
ed introduce alla conoscenza delle realtà divine. La sua
teologia permette di comprendere la peculiarità della sapienza
nel suo stretto legame con la fede e la conoscenza
divina. Essa conosce per connaturalità, presuppone la
fede e arriva a formulare il suo retto giudizio a partire
dalla verità della fede stessa: « La sapienza
elencata tra i doni dello Spirito Santo è distinta
da quella che è posta tra le virtù intellettuali.
Infatti quest'ultima si acquista con lo studio: quella
invece "viene dall'alto", come si esprime
san Giacomo. Così pure è distinta dalla fede. Poiché
la fede accetta la verità divina così com'è, invece è
proprio del dono di sapienza giudicare secondo la verità
divina ». ...
« L'uomo di oggi sembra essere sempre
minacciato da ciò che produce, cioè dal risultato del
lavoro delle sue mani e, ancor più, del lavoro del suo
intelletto, delle tendenze della sua volontà. I
frutti di questa multiforme attività dell'uomo,
troppo presto e in modo spesso imprevedibile, sono non
soltanto e non tanto oggetto di 'alienazione', nel senso
che vengono semplicemente tolti a colui che li ha
prodotti; quanto, almeno parzialmente, in una cerchia
conseguente e indiretta dei loro effetti, questi
frutti si rivolgono contro l'uomo stesso. Essi
sono, infatti, diretti, o possono essere diretti contro
di lui. In questo sembra consistere l'atto principale
del dramma dell'esistenza umana contemporanea, nella sua
più larga e universale dimensione. L'uomo, pertanto,
vive sempre più nella paura. Egli teme che i suoi
prodotti, naturalmente non tutti e non nella maggior
parte, ma alcuni e proprio quelli che contengono una
speciale porzione della sua genialità e della sua
iniziativa, possano essere rivolti in modo radicale
contro lui stesso ». ...
Successivamente, il Papa Pio XII
fece sentire la sua voce quando, nella Lettera enciclica Humani
generis, mise in guardia contro
interpretazioni erronee, collegate con le tesi
dell'evoluzionismo, dell'esistenzialismo e dello
storicismo. Egli precisava che queste tesi erano state
elaborate e venivano proposte non da teologi, avendo la
loro origine « fuori dall'ovile di Cristo »; (68)
aggiungeva, comunque, che tali deviazioni non erano
semplicemente da rigettare, ma da esaminare criticamente:
« Ora queste tendenze, che più o meno deviano dalla
retta strada, non possono essere ignorate o trascurate
dai filosofi o dai teologi cattolici, che hanno il grave
compito di difendere la verità divina ed umana e di
farla penetrare nelle menti degli uomini. Anzi, essi
devono conoscere bene queste opinioni, sia perché le
malattie non si possono curare se prima non sono ben
conosciute, sia perché qualche volta nelle stesse false
affermazioni si nasconde un po' di verità, sia, infine,
perché gli stessi errori spingono la mente nostra a
investigare e a scrutare con più diligenza alcune
verità sia filosofiche sia teologiche ». ...
Un altro pericolo da considerare è lo scientismo.
Questa concezione filosofica si rifiuta di ammettere come
valide forme di conoscenza diverse da quelle che sono
proprie delle scienze positive, relegando nei confini
della mera immaginazione sia la conoscenza religiosa e
teologica, sia il sapere etico ed estetico. Nel passato,
la stessa idea si esprimeva nel positivismo e nel
neopositivismo, che ritenevano prive di senso le
affermazioni di carattere metafisico. La critica
epistemologica ha screditato questa posizione, ed ecco
che essa rinasce sotto le nuove vesti dello scientismo.
In questa prospettiva, i valori sono relegati a semplici
prodotti dell'emotività e la nozione di essere è
accantonata per fare spazio alla pura e semplice
fattualità. La scienza, quindi, si prepara a dominare
tutti gli aspetti dell'esistenza umana attraverso il
progresso tecnologico. Gli innegabili successi della
ricerca scientifica e della tecnologia contemporanea
hanno contribuito a diffondere la mentalità scientista,
che sembra non avere più confini, visto come è
penetrata nelle diverse culture e quali cambiamenti
radicali vi ha apportato. ...
Se questi mezzi tecnici dovessero
mancare dell'ordinamento ad un fine non meramente
utilitaristico, potrebbero presto rivelarsi disumani, ed
anzi trasformarsi in potenziali distruttori del genere
umano. ...
A tutti chiedo di
guardare in profondità all'uomo, che Cristo ha salvato
nel mistero del suo amore, e alla sua costante ricerca di
verità e di senso. Diversi sistemi filosofici,
illudendolo, lo hanno convinto che egli è assoluto
padrone di sé, che può decidere autonomamente del
proprio destino e del proprio futuro confidando solo in
se stesso e sulle proprie forze. La grandezza dell'uomo
non potrà mai essere questa. Determinante per la sua
realizzazione sarà soltanto la scelta di inserirsi nella
verità, costruendo la propria abitazione all'ombra
della Sapienza e abitando in essa. Solo in questo
orizzonte veritativo comprenderà il pieno esplicitarsi
della sua libertà e la sua chiamata all'amore e alla
conoscenza di Dio come attuazione suprema di sé.
108. Il mio ultimo pensiero è rivolto
a Colei che la preghiera della Chiesa invoca come Sede
della Sapienza. ...
Possa, la Sede della Sapienza,
essere il porto sicuro per quanti fanno della loro vita
la ricerca della saggezza. Il cammino verso la sapienza,
ultimo e autentico fine di ogni vero sapere, possa
essere liberato da ogni ostacolo per l'intercessione di
Colei che, generando la Verità e conservandola nel suo
cuore, l'ha partecipata all'umanità intera per sempre.
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Coincidenze nella vita di G.Paolo II





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